Matera e la Grotta del Peccato Originale: il viaggio di Piero Forte Vita alla scoperta del fico nell’arte
Matera e la Grotta del Peccato Originale: il viaggio di Piero Forte Vita alla scoperta del fico nell’arte
Ci sono viaggi che nascono dal desiderio di conoscere un luogo e altri che, quasi inaspettatamente, diventano occasioni per incontrare simboli, immagini e significati capaci di attraversare i secoli.
La visita di Piero Forte Vita a Matera e alla Grotta del Peccato Originale appartiene certamente a questa seconda categoria.
Nel paesaggio straordinario della Murgia materana, tra roccia, storia e spiritualità, Piero si è trovato davanti a un’opera che custodisce un particolare affascinante: nella rappresentazione del Peccato Originale, il celebre frutto offerto da Eva ad Adamo non è una mela, ma un fico.
Un dettaglio apparentemente piccolo, ma capace di aprire un universo di riflessioni sul rapporto tra arte, natura, religione e interpretazione.
La Grotta del Peccato Originale, un tesoro alle porte di Matera
A pochi chilometri da Matera, lungo la Gravina di Picciano, si trova uno dei luoghi più suggestivi dell’arte rupestre italiana: la Cripta del Peccato Originale, conosciuta anche come “Grotta dei Cento Santi”.
Riscoperta nel 1963, la cripta conserva uno straordinario ciclo pittorico databile tra l’VIII e il IX secolo, attribuito a un artista anonimo passato alla storia come il Pittore dei Fiori di Matera.
Le pareti raccontano attraverso le immagini episodi della Creazione e del Peccato Originale, insieme a figure di Apostoli, della Vergine e degli Arcangeli.
Una sorta di racconto per immagini, tanto che questo ciclo pittorico è stato interpretato come una vera e propria “Bibbia dei poveri”, attraverso la quale il messaggio religioso poteva raggiungere anche chi non sapeva leggere.
Entrare in questo ambiente significa compiere un salto indietro di oltre mille anni. La roccia diventa architettura, le pareti diventano pagine e la pittura diventa racconto.
Adamo, Eva e quel frutto che non è una mela
È però nella rappresentazione della Genesi che emerge uno dei particolari che maggiormente hanno colpito Piero durante la sua visita.
Il serpente si avvolge intorno a un albero di fico. Eva prende il frutto e lo porta alla bocca, per poi offrirlo ad Adamo. Entrambi coprono la propria nudità con le foglie dello stesso albero.
E il frutto rappresentato è un fico nero.
Siamo abituati da secoli a identificare il frutto proibito del Paradiso terrestre con una mela. Eppure il testo della Genesi non specifica quale fosse il frutto dell’Albero della Conoscenza del Bene e del Male.
L’associazione con la mela si affermò successivamente nella cultura occidentale ed è stata spesso collegata anche al gioco linguistico latino tra malum, “male”, e mālum, “mela”.
Nella Grotta del Peccato Originale, invece, sopravvive una tradizione iconografica differente e antichissima.
Il fico assume così una forza simbolica particolare.
Il fico, un simbolo che attraversa la storia dell’arte
La presenza del fico nella rappresentazione di Adamo ed Eva non è completamente isolata, ma costituisce una scelta iconografica rara e particolarmente interessante.
Studi dedicati alla Grotta del Peccato Originale hanno messo in relazione questa rappresentazione anche con altre testimonianze artistiche dell’Italia meridionale, tra cui il mosaico medievale della Cattedrale di Trani, dove Adamo ed Eva sono raffigurati ai lati di un albero di fico.
Anche nella grande storia dell’arte il fico torna più volte all’interno dell’iconografia della Genesi: basti pensare alle rappresentazioni rinascimentali nelle quali l’albero o le sue foglie assumono un preciso significato simbolico.
Secondo alcune fonti divulgative, sarebbero pochissime – appena cinque – le rappresentazioni artistiche note nelle quali il frutto proibito viene identificato esplicitamente con il fico. Più che soffermarsi sul numero, che può variare in base ai criteri con cui vengono censite le opere, è interessante osservare quanto questa iconografia sia rara rispetto alla diffusione universale della mela.
Ed è proprio questa rarità a rendere ancora più affascinante ciò che si conserva a Matera.
Perché proprio il fico?
Il riferimento al fico non è privo di fondamento biblico.
Dopo aver mangiato il frutto proibito, infatti, Adamo ed Eva si accorgono della propria nudità e, secondo la Genesi, intrecciano proprio foglie di fico per coprirsi.
Da qui nasce una domanda che attraversa interpretazioni religiose, artistiche e popolari: se furono proprio le foglie di fico le prime a essere utilizzate dai due progenitori, poteva appartenere allo stesso albero anche il frutto appena mangiato?
Non esiste una risposta definitiva.
Ed è forse proprio questo il fascino dell’arte: non limitarsi a fornire risposte, ma continuare a generare domande.
Il viaggio di Piero Forte Vita: osservare ciò che spesso non vediamo
La visita di Piero Forte Vita alla Grotta del Peccato Originale di Matera diventa così qualcosa di più di una tappa culturale.
È un incontro con un’immagine che sopravvive da oltre mille anni e che ancora oggi riesce a sorprendere.
Il fico dipinto sulla roccia ci ricorda quanto le immagini che consideriamo “universali” siano in realtà il risultato di secoli di interpretazioni, trasformazioni e contaminazioni culturali.
Prima della mela che tutti conosciamo, esistevano altre letture. Altri alberi. Altri frutti. Altri modi di raccontare la stessa storia.
Ed è forse questo uno degli aspetti più affascinanti del viaggio: scoprire qualcosa che era davanti ai nostri occhi da sempre, ma che non avevamo mai davvero osservato.
Matera, con le sue pietre millenarie e la sua Grotta del Peccato Originale, ha regalato a Piero proprio uno di questi incontri.
Un fico dipinto più di mille anni fa diventa così un piccolo ponte tra passato e presente, tra arte e natura, tra racconto e interpretazione.
Perché a volte basta un frutto, nascosto in un antico affresco, per cambiare il modo in cui guardiamo una storia che pensavamo di conoscere già.